1902 ®
Umberto Zanobetti

Recensioni e commenti all'Opera  
Dataflorence srl - Firenze

@


Servizi e consulenza

Musica



La riforma gluckiana

Christoph Willibald Gluck nasce in Baviera nei 1714 e muore a Vienna nel 1787.
Poco sappiamo degli studi musicali compiuti in patria e poi a Milano, che lo portarono comunque, per molti anni, a conformarsi allo stile melodrammatico tradizionale, attingendo dai modelli italiano e francese: recitativo secco senza accompagnamento musicale, intreccio di numerose trame, netta distinzione dall’aria,  separazione stilistica tra l’ouverture e l’atmosfera dell’opera; in quel periodo inoltre, l’opera tendeva unilateralmente al bello assoluto, alla purezza, all’emozioni trascendenti delle grandi figure storiche e mitologiche, agli accenti nobili tipici del mito greco.
Ma un incontro decisivo doveva invece cambiare il corso della storia musicale tracciando nuove vie di utilizzo espressivo della musica: al tempo Gluck  lavorava al servizio del Sovrintendente dei teatri di Vienna, Giacomo Durazzo che gli commissionò la traduzione in opera di un poema, Orfeo e Euridice, realizzato da un navigato faccendiere livornese, Ranieri de’ Calzabigi.
Il libretto era scritto con inusuale stringatezza, e privo di tutti gli eventi ed intrecci secondari tipici dei lavori dell’epoca, favoriva l’emergere dei protagonisti ed affilava, penetrandoli, i sentimenti portanti della vicenda: il terrore ed il dolore.
Gluck da parte sua ebbe una prima occasione per affrontare il contrasto fra il bello ed il vero in musica, infrangendo le rigide leggi della musicalità a favore di espressioni utili al contesto drammatico, e nel corso di alcuni anni ha tradotto le sue idee in una autentica rivoluzione: l’elaborazione di un unico concetto ispiratore ed una costante linea di costruzione che parte fin dall’ouverture, nuovo risalto ed ampiezza ai recitativi, arricchiti dall’accompagnamento musicale, la mancanza degli abbellimenti canori dei cantanti a favore della definizione del sentimento, una inedita valorizzazione del coro assunto a rango di vero personaggio all’interno della vicenda e che partecipa attivamente al completamento espressivo, un sintetico percorso narrativo che mantiene in risalto la principale architrave dinamica della storia, il tentativo di entrare nel profondo dei “veri” sentimenti, disegnandoli con una musica precisa e senza ornamenti superflui.
Nuovi tratti che ritroveremo utilizzati dai grandi maestri dell’ottocento.

 

Umberto Zanobetti
(Fonte L'opinione)

.


© Umberto Zanobetti