gennaio 2005
RENATA TEBALDI: UN MITO CHE SE NE
E' ANDATO
Come per gli affetti più cari, anche
per i miti che hanno accompagnato la nostra vita, la scomparsa
è cosa da digerire lentamente; prima la concitazione,
la sorpresa, la notizia.
E dopo i sommari, le celebrazioni, i ricordi, piano, il vuoto
entra dentro noi.
Renata Ersilia Clotilde Tebaidi è morta, ed a noi non
resta che serrare le già sparute fila.
Già, diciamolo francamente, gli amanti della lirica
sono sempre meno numerosi e sempre più spesso identificati
come degli inguaribili nostalgici. E forse è vero.
Esclusi i costosi (purtroppo) momenti di scena a teatro dove
ci si ritrova numerosi e ci si crede forti, il piccolo esercito
lirico è fatto di anziani ed adulti che per la maggior
parte del tempo si appartano nelle proprie case per ascoltare
una musica bellissima, ma che non va più di moda. Minuscolo
esercito che le asfittiche schiere di giovani nuovi amanti
non possono rimpolpare a sufficienza.
Ed anche l’uso che, tutto sommato fortunatamente, i
mass media fanno degli eventi lirici, o il sapiente inserimento
di delicate arie nella pubblicità commerciali, non
restituisce i veri valori di questa musica, ma la accomuna
precipitosamente agli altri generi musicali che sicuramente
non possono restituire il contesto storico che l’opera
ci regala, fatto di suoni e parole che ci descrivono i rapporti
tra familiari, il concetto d’amore e quello dell’onore,
i costumi, le ambientazioni, i lunghi tempi della comunicazione
senza telefono o quant’altro ci ha travolto in questa
forsennata nostra epoca. Ed il romanticismo, lo scherzo, il
dramma, la poesia; elementi che hanno accompagnato la vita
dei nostri avi nell’Europa del settecento e dell’ottocento.
"Io posso ringraziare Dio perché ho avuto il dono
di una voce naturale particolarmente bella. E’ nel canto
che trovo quella felicità che tutti mi augurano".
In queste parole così umane, così umili nella
consapevolezza del suo grande dono, Renata Tebaldi racchiude
il suo amore per il canto e la musica, che esprimerà
con un vastissimo repertorio interpretato con uno stile lirico
eccezionalmente vicino alla tradizione ottocentesca. E come
ricorda il musicologo Rodolfo Colletti “Anche in certi
vezzi (l'abbandono che porta a rallentare i tempi, l'indugio
voluttuoso su note di dolcezza paradisiaca), costei è
parsa, fra i soprani odierni, lo specchio di una tradizione
che si è probabilmente esaurita con lei, così
come, fra i tenori, si è esaurita con Beniamino Gigli".
Già settantatreenne, era il 1995, presenziò
a New York alla presentazione della traduzione inglese della
sua biografia, più di mille persone sono sfilate al
Metropolitan davanti a lei per poterla conoscere e parlarle.
si racconta che in quell’occasione Renata ha firmato
autografi per sette ore.
E durante i compleanni, tante volte stanchissima, è
stata ad ore ed ore al telefono, per rispondere con dolcezza
agli auguri di amici ed ammiratori.
Nel 1946, terminata la guerra, partecipa al concerto di riapertura
della Scala dove canta la "Pregheria" del Mosè
di Rossini e la parte da soprano del Te Deum di Giuseppe Verdi,
sotto la direzione del maestro Arturo Toscanini, il quale
nell'occasione la definisce "Voce d'angelo", un
appellativo che la seguirà per tutto il resto della
sua mirabile carriera.
Cosa può dire ancora un “inguaribile nostalgico”
di questa stella volata su nel cielo?
La sua voce sarà per sempre con noi.
Umberto Zanobetti
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© Umberto Zanobetti
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