Dell’opera verista
Siamo alla fine del secolo diciannovesimo. Caratterizzato
da uno stile canoro rovente ed irrequieto, con repentine
impennate verso l’acuto, il canto verista ha cercato
di rappresentare nell’immediatezza la disperazione,
la gioia, la gelosia, il rancore; forti sentimenti arditamente
attinti dalla vita popolare e dalle passioni quotidiane,
abbandonando radicalmente le tradizionali fonti di ispirazione,
della storia e della leggenda, come sino ad allora accaduto.
il verismo come esasperazione del realismo, manifestazione
della crisi dello stile romantico italiano, fino a quel momento
consueta fornace stilistica musicale: romanticismo attaccato
al nord dal sinfonismo wagneriano e in Francia dall’Opera
Lyrique; romanticismo ritenuto ormai insufficiente a descrivere
l’esatta
essenza della vita umana. L’opera
verista nasce seguendo le orme dell’omonimo movimento
letterario, e traendone spunti per molti libretti, è
caratterizzata da una generosa materia drammatica e naturalistica.
L’italianissimo genio
Pietro Mascagni ha offerto al mondo la prima, eclatante opera
forte del verismo melodrammatico, capace di suggerire
continue emozioni tra il languido e l’infuocato,
tra l’amore
e la disperazione.
Era l’anno 1890 e improvvisa dilagò la notizia
che l’opera prima di un giovane musicista italiano aveva
riscosso enorme successo al Costanzi di Roma, dopo aver vinto
il concorso operistico per nuovi compositori patrocinato dall’editore
Edoardo Sonzogno; l’opera, in solo atto, era la Cavalleria
Rusticana. Nata da un libretto in due atti di Targioni-Tozzetti
e Menasci, si ispira al dramma di Verga, e con l’introduzione
di un ampio intermezzo sinfonico è stata riadattata
in un solo atto.
Un concentrato di originalità, con un uso ricorrente
del gruppo corale ad indicare la partecipazione popolare
alle scene, vissute nelle terre siciliane che parlano di
vino e del risveglio della primavera; di ingenuità e
di onore. Un impiego delle voci che sovente toccano il registro
acuto, quasi urlanti; i recitativi, dove saporiti tratti
melodici parlano di gelosia; un colore meridionale deciso
nelle melodie e nelle romanze, dove rimane oscuro il limite
tra l’invenzione
e ciò che proviene dalla musica popolare siciliana
e napoletana; un ampio uso dell’orchestra, spontaneo,
moderno, come insegna la migliore tradizione wagneriana.
Consiglio l’eccellente interpretazione di Placido
Domingo ed Elena Obraztsova diretti da Georges Pètre,
accompagnati dall’orchestra
del Teatro alla Scala. (Emi Classic)
Umberto Zanobetti
© Umberto Zanobetti
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