1902 ®
Umberto Zanobetti

Recensioni e commenti all'Opera  
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Musica



Dell’opera verista

Siamo alla fine del secolo diciannovesimo. Caratterizzato da uno stile canoro rovente ed irrequieto, con repentine impennate verso l’acuto, il canto verista ha cercato di rappresentare nell’immediatezza la disperazione, la gioia, la gelosia, il rancore; forti sentimenti arditamente attinti dalla vita popolare e dalle passioni quotidiane, abbandonando radicalmente le tradizionali fonti di ispirazione, della storia e della leggenda, come sino ad allora accaduto.
il verismo come esasperazione del realismo, manifestazione della crisi dello stile romantico italiano, fino a quel momento consueta fornace stilistica musicale: romanticismo attaccato al nord dal sinfonismo wagneriano e in Francia dall’Opera Lyrique; romanticismo ritenuto ormai insufficiente a descrivere l’esatta essenza della vita umana. L’opera verista nasce seguendo le orme dell’omonimo movimento letterario, e traendone spunti per molti libretti, è caratterizzata da una generosa materia drammatica e naturalistica.

L’italianissimo genio
Pietro Mascagni ha offerto al mondo la prima, eclatante opera forte del verismo melodrammatico, capace di suggerire continue emozioni tra il languido e l’infuocato, tra l’amore e la disperazione.
Era l’anno 1890 e improvvisa dilagò la notizia che l’opera prima di un giovane musicista italiano aveva riscosso enorme successo al Costanzi di Roma, dopo aver vinto il concorso operistico per nuovi compositori patrocinato dall’editore Edoardo Sonzogno; l’opera, in solo atto, era la Cavalleria Rusticana. Nata da un libretto in due atti di Targioni-Tozzetti e Menasci, si ispira al dramma di Verga, e con l’introduzione di un ampio intermezzo sinfonico è stata riadattata in un solo atto.
Un concentrato di originalità, con un uso ricorrente del gruppo corale ad indicare la partecipazione popolare alle scene, vissute nelle terre siciliane che parlano di vino e del risveglio della primavera; di ingenuità e di onore. Un impiego delle voci che sovente toccano il registro acuto, quasi urlanti; i recitativi, dove saporiti tratti melodici parlano di gelosia; un colore meridionale deciso nelle melodie e nelle romanze, dove rimane oscuro il limite tra l’invenzione e ciò che proviene dalla musica popolare siciliana e napoletana; un ampio uso dell’orchestra, spontaneo, moderno, come insegna la migliore tradizione wagneriana.
Consiglio l’eccellente interpretazione di Placido Domingo ed Elena Obraztsova diretti da Georges Pètre, accompagnati dall’orchestra del Teatro alla Scala. (Emi Classic)

Umberto Zanobetti




© Umberto Zanobetti