Universalità
Durante il diciannovesimo secolo in un Europa dove
tedeschi, italiani, francesi, inglesi erano divisi da tradizioni,
culture e lingue completamente diverse, dove l’uomo
comune non poteva comunicare con il vicino, un unico linguaggio
era capace di trasmettere pensieri assoluti ed immagini universali,
forza, sentimenti, dolore. Questo linguaggio era la musica.
Eppure la natura dell’uomo ottocentesco costantemente
ha cercato scissioni, distinguo, posizioni antagoniste, dimenticando
l’universalità delle opere musicali dei secoli
precedenti che volavano sopra le ristrettezze e le compressioni
della propria patria.
In Francia il Grand Operà impone modelli decorativi
pieni di sensazionalismo ma privi di leggerezza e grazia,
l’Italia ci regala il suo vocalismo un po’ sprezzante,
la Germania si riunisce al tavolo del Lied e della sinfonia,
che l’opera lirica tedesca rimarrà silente fino
a Wagner.
Fonti fertili
In Germania il romanticismo musicale affonda le proprie ispirazioni
dalla filosofia e dall’osservazione della natura, insinua
le proprie radici nella cultura agiata e negli accoglienti
salotti borghesi con escursioni che vanno dalle densità
armoniche del contrappunto ai ritmi brillanti del valzer.
Tuttavia i fermenti del mondo contadino, alla ricerca di nuove
condizioni sociali, stimolano passioni che avvicinano il ricco
patrimonio di canti e leggende popolari all’ispirazione
dei musicisti e dei poeti. Da fonti così fertili, con
una straordinaria capacità di assimilazione delle influenze
da parte di molti autori, sono nate opere di grande freschezza
e vitalità drammatica.
Johannes Brahms
Pianista di grandissimo valore, rispetto a molti degli artisti
del suo tempo, Brahms figlio di un mediocre musicista, è
cresciuto in un ambiente povero dove l’arte era fatica,
laborioso coltivare antichi segreti trasmessi in famiglia,
imparando lentamente le regole dell’espressione.
Le sue opere ci indicano chiaramente come egli si accostò
gradualmente a discipline diverse, allo scopo di allargare
la sua tecnica stilistica, arrivando a cercare spunti inattesi
dal contrappunto vocale dei polifonisti del cinquecento.
Caratterizzata da una profonda densità sonora, una
necessità costante di integrare il pianoforte con la
compagine degli archi, la Sonata per violoncello N°99
genera emozioni armoniche contrastanti da gustare in una romantica
serata di pioggia.( Cello Sonatas, Du Prè e Barenboim,
Emi classic).
Umberto Zanobetti
© Umberto Zanobetti
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