L'Intermezzo musicale
Il Settecento fu stagione prolifica di grandi cambiamenti
nel contesto musicale, la riforma gluckiana aveva introdotto
una serie di nuove convenzioni destinate a cambiare molti dei
concetti che avevano caratterizzato l’opera del XXII secolo;
la maggiore stringatezza, una costante pulizia delle vicende
trattate, accompagnate da un approfondimento psicologico dei
personaggi, si ritorse contro una delle consuetudini finora adottate
per aiutare gli spettatori a “digerire” gli indigesti,
interminabili, numerosi atti che componevano il dramma o la tragedia:
l’introduzione del personaggio comico, la serva insolente
e chiaccherona, lo scudiero orbo, il faccendiere truffaldino.
Personaggi che interrompevano la tensione del dramma e la monotona
distinzione tra recitativo ed aria che ancora pervadeva l‘opera
settecentesca.
La naturale ritrosia dei librettisti, che mal vedevano le loro
alte ispirazioni poetiche annacquate da frizzi e lazzi, unita
alla nuova tendenza di pulir la trama a favore di una maggiore
definizione della storia, fecero sparire il buffo dalla scena.
Ma lo spirito farsesco doveva resistere, troppo forte per essere
dimenticato, cercò altre vie per sortir fuori e far
sorridere, ed in Italia, terra che allora mal digeriva un intero
lavoro comico ma che apprezzava le fugaci apparizioni facete
nell’opera seria, terra dell’eterno compromesso,
il buffo tirò fuori di nuovo il capolino impertinente.
Nacque così l’Intermezzo, una brevissima azione
recitata usualmente da due attori comici, che si svolgeva nelle
pause tra i vari atti dell’opera. Dopo gli impegnativi
dialoghi e le dolorose tragedie, per chi non scendeva nel ridotto,
storielle e pantomime risollevavano il morale degli spettatori
con intrecci ridicoli, amori popolani, burle tra amici. Gente
comune, lontana dagli eroi greci o mitologici che abbondavano
negli impegnativi libretti dell’epoca, con le necessità del
comune mortale, piccole gelosie, attacchi d'ira per le inutili
cose della vita popolare, apparvero, forse un po' sguaiatamente,
ma inesorabilmente sulla scena, lasciando una traccia indelebile:
la musica ed il canto iniziarono a dipingere la vita reale, la
vita quotidiana.
Fu una rivoluzione veder nell’Intermezzo una donna che
cantava la parte della protagonista, che sino ad allora la parte
della prima attrice era usualmente interpretata da un castrato.
Umberto Zanobetti
(Fonte L'opinione)
© Umberto Zanobetti
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