1902 ®
Umberto Zanobetti

recensioni e commenti all'Opera  
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Musica



Giovanni Battista Pergolesi

Esiste un momento esatto nel quale l’Intermezzo comico si trasforma in Opera comica, il momento in cui i caratteri affrettati della trama vengono tradotti in ben congegnate storie e la superficialità con cui si disegnano i caratteri psicologici dei personaggi si traduce in ragionati prototipi, riflesso della colorata varietà umana: il 28 agosto del 1733 al Teatro San Bartolomeo di Napoli il 23enne Giambattista Pergolesi presenta il suo melodramma serio “Il prigionier superbo” e, come in uso all’epoca, prepara una storia divisa in due intermezzi comici da offrire al pubblico nelle pause tra gli atti dell’opera, che chiamerà “La serva padrona”.
Il fragoroso successo che questa rapida ma succosa commedia riportò nelle sale napoletane si spostò come un’onda d’urto, rivelando d’un tratto come il gusto acuto e pungente dell’ironia fosse apprezzatissimo dal pubblico dell’epoca. Pergolesi, forse senza saperlo, aveva creato un nuovo modello, una perla di comicità, destinata a rimanere immortale e ad essere indicata come la vera nascita dell’opera comica; un’opera alla quale faranno riferimento i maestri della seconda metà del ‘700 e che culminerà nei grandi lavori rossiniani.

La serva padrona
I due intermezzi, nati sul libretto di G.A. Federico, sono pervasi da un irresistibile gioco dialettico tra i due personaggi principali, perfettamente disegnati, il basso Uberto, vecchio scapolo incallito ed il soprano Serpina, serva capricciosa e dispotica. Nel mezzo, strumento nelle mani di Serpina, sta il secondo servo, spassosa figura mimica, Vespone.
La partitura musicale annuncia un linguaggio fedele al mondo reale pur rimanendo aderente alla bellezza, che Diderot e Rousseau definirono la via più breve per “dire il vero”.
Il lavoro si sviluppa nel tradizionale schema settecentesco recitativo/aria: in un’atmosfera di continuo battibecco Uberto è da sempre soggiogato dalla combattiva Serpina. Egli ha un debole per la servetta, che ne approfitta spadroneggiando nella casa, e decide così di ristabilire gli equilibri domestici dichiarando di volersi sposare. Per tutta risposta la comare, d’accordo con il fido Vespone annuncia il suo matrimonio con il fantomatico Capitan Tempesta. L’angoscia che Uberto prova nel cuore a tale annuncio è sintomo del suo amore, e quando Vespone, travestito da Tempesta, lo metterà di fronte alla scelta, capitolerà sposando Serpina: che da serva diventò padrona. (meditate signorine, meditate..)

Umberto Zanobetti
(Fonte L'opinione)




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