Del verismo
Ancora si disserta se l’opera di Puccini sia
appartenuta o meno al verismo musicale, molte ed opposte le
posizioni di critici e musicologi: dalla negazione categorica
e totale si sfuma all’appartenenza per “certi
versi”, all’influenza nello stile del canto; altri
ne individuano tracce solo in alcuni lavori, tra tutte emerge
sempre Tosca, passando dal certamente verista sino a divenire
apice del verismo, addirittura il suo superamento.
Ritengo che Puccini, perse le tracce realiste che contraddistinguono
opere come I pagliacci o Cavalleria rusticana, creando contesti
di straordinaria originalità come nella Bohème
ed in Turandot, possa riconoscersi verista per l’eterogeneità
degli elementi musicali, l’uso delle sequenze cromatiche
di chiaro stile wagneriano, l’esplosione delle emozioni,
in particolar modo negli incontri e nei duetti amorosi che
abbondano di struggente melodia, nello stile del canto, nella
compattezza orchestrale ed infine nella ricerca di continue
novità espressive che hanno caratterizzato tutta la
sua opera.
Puccini e Manon
La Manon Lescaut è stata l’opera che
ha decretato il primo successo di Giacomo Puccini collocandosi
tra le migliori opere di “fin de siècle”,
suo terzo lavoro che si colloca prima del famosissimo trio
Bohème , Tosca e Madama Butterfly.
La creazione di questo dramma lirico in quattro atti è
stata caotica e contrastata, rimaneggiata da molti librettisti:
Ruggero Leoncavallo, all’epoca ancor più librettista
che compositore, il drammaturgo Marco Praga, Illica e Giocosa,
indimenticabili compositori del memorabile trio pucciniano,
addirittura Giulio Ricordi e lo stesso Puccini. Così
tanti che nessuno ha chiesto la paternità di un libretto
composto da troppe mani. Criticata per l’accentuata
eterogeneità, in effetti la trama dei singoli atti
si caratterizza per ambientazioni poco lineari e per stili
musicali sempre diversi, è opera che abbonda di scene
veramente belle, arie stupende e che realizza la prima delle
eroine, gentili, sognanti e dolorose che caratterizzeranno
la sublime visione poetica del grande maestro. E' necessario
sottolineare che la bellissima aria “Donna non vidi
mai” e stata la rielaborazione di una scena drammatica
composta da Puccini per gli esami di diploma al Conservatorio
di Milano, su un testo di Felice Romani, il librettista che
ha caratterizzato l’opera di Vincenzo Bellini. Manon
è la prima eroina pucciniana che conquista il successo
del grande pubblico. In lei troviamo la traccie indiscutibili
della passionalità, dell’entusiasmo, dell’ideale
amoroso che troveremo successivamente disegnate magistralmente
in Mimì, in Cho Cho San, in Tosca e nell’indimenticabile
Liù. Donne innamorate destinate alla sofferenza ed
alla morte.
Il maestro incide inoltre alcuni fondamentali caratteri stilistici
che ritroveremo nei suoi più grandi lavori: l’opera
infatti ha una scrittura orchestrale densa, romantica, con
decise tracce sinfoniche, mentre il canto tende a slanci acuti
e melodici, tipici della corrente verista.
L’intuito drammatico emerge già deciso, con repentini
ribaltamenti delle aspettative espressive tradizionali, con
un’incredibile varietà stilistica, come affermazione
entusiasta della grandezza infinita dell’amore.
Musica e parole
Il primo atto dove prende sviluppo tutta la vicenda è
sicuramente il più bello, la musica circonda l’azione
con vivaci spunti orchestrali; ambientato nella 2° metà
XVIII secolo in una locanda ad Amiens vede il cavaliere Des
Grieux che canta lusingando le contadine (“tra voi belle”),
qui incontrerà Manon, e se ne innamorerà perdutamente.
Nel culmine del momento lirico la bellissima aria “Donna,
non vidi mai”.
Il secondo atto, vede Manon nella ricca casa del vecchio Geronte,
ed in una delicata rassegna di madrigali e minuetti l’atmosfera
concitata del primo atto è solo un ricordo. Famosa
l’aria per soprano “In quelle trine”, notevoli
il madrigale “L’ora o Tirsi” ed il duetto
del secondo incontro tra Manon e Des Grieux, “Tu amore”.
L’intermezzo ed il largo concertato che apre il terzo
atto, introducono colori armonici completamente nuovi, e la
trama, forse troppo slegata dal resto dell’opera, viene
compensata dall’abilità pucciniana di offrirci
inedite soluzioni stilistiche che capovolgono la struttura
tradizionale del melodramma, fino al culmine nell’aria
“No, son pazzo”.
Il quarto atto vede Manon nel deserto della Louisiana allo
stremo delle forze, che morente tra le braccia di Des Grieux,
canterà “Sola, perduta, abbandonata”.
Indimenticabile la Kiri Te Kanawa che duetta con un passionale
Jose Carreras accompagnati dall’orchestra ed il coro
del Teatro Comunale di Bologna ( Manon Lescaut, Riccardo Chailly,
Edizioni Decca)
Umberto Zanobetti
(Fonte L'opinione)
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© Umberto Zanobetti
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