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Umberto Zanobetti

recensioni e commenti all'Opera  
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Musica



Stelle e stalle dell’opera comica italiana

L’assoluto successo che la vastissima produzione di opere comiche ottenne nel diciottesimo secolo, non difese la qualità delle composizioni buffe dell’epoca, e molti autori si affidarono più a schemi collaudati ed efficaci libretti, scontate gags e buffonerie, che a una composizione ricca di ricerca e varietà.
Ormai i castrati sono regolarmente sostituiti da soprani e tenori, ed anche gli altri registri, disdegnati dall’opera seria, trovano accoglienza nell’opera buffa. Tuttavia gli artisti necessitano più di istinto scenico, di capacità mimica, di saper ballare, che non il conoscere di armonia e contrappunto, poiché il tessuto sinfonico a sostegno delle loro arie e dei duetti spesso rivela trame povere e ripetitive. Così le stesse idee che decretarono il vertiginoso successo della commedia lirica, costituirono nella maggior parte dei casi anche il loro grande limite, che ne logorò la longevità e la memoria.
Ma alcune stelle dovevano ancora brillare….

Domenico Cimarosa
Figlio di un modesto muratore, Cimarosa iniziò gli studi musicali al Conservatorio di Loreto a Napoli,  e la sua fama di abile compositore crebbe gradualmente prima in Italia e successivamente in tutta Europa, soprattutto per i sui lavori comici. Dopo 5 anni passati alla Corte di Caterina II a Pietroburgo a dirigere l’Opera Italiana, si trasferisce a Vienna dove entrerà in contatto con Mozart e dove respirerà il denso ed articolato stile orchestrale del nord Europa. Nominato Kappellmeister di corte, posto che era stato di Salieri, compose sul libretto dell’esperto Giovanni Bertati , il lavoro che diventerà il capolavoro dell’opera comica settecentesca: Il matrimonio segreto.

 Il matrimonio segreto
La prima rappresentazione piacque così tanto all’Imperatore Leopoldo II che, su sua precisa richiesta, fu interamente bissata la stessa sera. La vivacità e la fantasia del libretto si sposano magistralmente con la bellezza della musica, con novità che regalano vaghe anticipazioni romantiche, che sanno descrivere intimi momenti, circoscritti caratteri, lampi del sentimento.
La vicenda si apre con il progetto di Geronimo di far sposare con un ricco nobile la figlia minore, Carolina, non sapendo che questa è già segretamente sposata al garzone Paolino.
Interviene un amico, nobile spiantato in cerca di dote, Robinson, il quale dovrebbe sposare la sorella maggiore Elisabetta, ma si innamora invece di Carolina. Tra mille pene d’amore e gelosie, fughe e rabbie sconsolate il lieto fine vedrà il padre perdonare tutti e i giovani riunirsi felici in un’atmosfera di vita bella e gentile che ci accompagna per tutta l’opera.

Umberto Zanobetti
(Fonte L'opinione)




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